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Vedi Fritz, le persone se ne vanno




Vedi Fritz,
le persone se ne vanno, e tra queste alcune che hanno marcato il mio tempo. Quelle che hanno avuto una presenza costante, discreta, quelle che hanno incrociato a maglie più o meno strette la storia della mia vita: un ricordo da bambino, l'amicizia da ragazzo, da giovane e poi anche dopo, una volta formata la famiglia.
Le persone se ne vanno e ti rimane dentro la nostalgia del tempo che trascorre inesorabile, portandosi via la possibilità di condividere ancora una volta quei ricordi, davanti ad un piatto caldo, seduti a cantare, raccontandosi le storie andate, bevendo quell'ultimo bicchiere di vino.
Tu intanto Fritz, alle tre di notte, passi qui in cucina a salutarmi e a bere un sorso e due crocchette. Ti accovacci sul tuo cuscino e stai li, aspettando che ritorni a letto.
Questa notte Fritz però e lunga, tanto lunga.


Fritzølsen, Gandolfo e la notte di Natale


Nella foresta, alle spalle di Morosinfjord, stava arrivando la notte.
La bruma lentamente scendeva sugli alberi e come un soffice manto di cotone avrebbe ben presto avvolto i tronchi e le chiome. Da poco aveva smesso di nevicare e l'aria profumava di larice fresco e odore di legna bruciata dai camini delle case del villaggio.
Nessuno si addentrava nella foresta al calar della notte e nessun vichingo, con una buona dose di sale in zucca, avrebbe mai fatto questo.
Fritzølsen se ne stava infatti sulla coperta davanti al fuoco, con una tazza di brodo caldo, un osso ormai consumato e in bocca le immancabili calze di Markus ormai tutte bucherellate.

Calava il silenzio e tutti si preparavano per la notte.
Ad un tratto Fritzølsen sentì uno strano rumore, quasi un lamento. Nessuno poteva sentirlo se non lui con il suo super udito. Non voleva uscire con quel freddo in mezzo alla bruma, si girò sull'altro fianco e continuò a dormire.
Però non poteva far finta di niente. Come sempre succedeva in questi casi l'orecchio sinistro iniziò a tremare, dai super poteri derivano grandi responsabilità (cit. Spiderman).
Si alzò, aprì la porta e s'incamminò. Non che avesse paura, intendiamoci, ma la foresta di notte era proprio inquietante, ancora di più con la bruma e il freddo che gli entrava nelle ossa.

Camminò e camminò per lungo tempo prima di trovare l'origine del lamento. Ad un certo punto vide una luce fioca in lontananza. Si avvicinò: una slitta con centinaia di pacchi colorati era rovesciata su un fianco, a terra un tipo strano vestito di rosso con folti capelli e barba bianca stava biascicando parole incomprensibili e senza senso, l'odore della birra bevuta si sentiva a metri di distanza. Vicino a lui una renna gli inveiva contro maledicendo il suo vizio del bere: "Te l'avevo detto di non esagerare, tutti gli anni la stessa storia, e adesso cosa facciamo?"

Fritzølsen si avvicinò: "Salve posso essere d'aiuto?"
Certo, risposte la renna, sai come far passare la sbronza ai vecchi ubriaconi?
Fritzølsen: "Forse l'unica cosa è una bella dormita, venite vi accompagno alla mia casa."

A fatica raccolsero tutti i pacchi, rotolarono il tipo anziano sulla slitta e lo trascinarono fino a casa, lo misero sul letto e si avvicinarono al fuoco per scaldarsi.

Come ti chiami? Chiese Fritzølsen. Mi chiamo Gandolfo e lavoro con il tipo che dorme nel tuo letto, tutti gli anni la stessa storia, arriviamo sempre in ritardo. Ora sarà però difficile consegnare tutti i nostri pacchi ai bambini della costa. Come faccio adesso?

Fritzølsen, il cane senza gomiti, non ci pensò due volte:"ti aiuto io!"
I due partirono nel pieno della notte, non prima però di aver bevuto un bella tazza di latte caldo con tanti biscotti di zenzero e miele.

La neve stava ricominciando a scendere fitta...ma questo non li avrebbe fermati.

Dopo questa esperienza i tre divennero grandi amici. Negli anni, per Gandolfo e il suo padrone, la tappa a Morosinfjord diventò una gradita e felice tradizione.



Fritz e le otto montagne


Vedi Fritz,
nelle ultime settimane mi è ritornata la voglia di assaporare ancora la bella sensazione che mi da la lettura di un libro alla luce fioca di una camera da letto. In silenzio e a piccoli passi entri a far parte della storia che stai leggendo, immagini i luoghi, i colori, i volti dei protagonisti.
A volte partono analogie tra le storie che leggi e le tue esperienze.

Mi ha colpito in particolare un libro: Le otto montagne di Paolo Cognetti. Una storia di famiglia, amicizia, ricerca e crescita personale.

Bello il passaggio in cui il portatore nepalese racconta al protagonista la storia che ispira il titolo del libro. Per farlo disegna sul terreno Il monte Sumeru al centro e le otto montagne attorno, negli otto spicchi di un cerchio. La domanda che rivolge al protagonista: Chi avrà imparato di più? Chi ha fatto il giro delle otto montagne o chi raggiunge la vetta del monte al centro? Il protagonista da una sua risposta all'amico Bruno, rimasto fedele a tutti i costi alla sua montagna, il suo Sumeru.

Io invece non ho una risposta e forse non ne esiste una vera per tutti e soprattutto per tutti i momenti della propria vita. Chiudo a mia volta con una domanda: esistono le otto montagne senza il monte Sumeru?

Fritz, Simba, Timon, Pumbaa e Hegel

Vedi Fritz,
Ieri serata amarcord con il remake del film "Il re leone".
Secondo me ti saresti trovato proprio bene con loro, il completamento della combriccola. Un leone, un suricato, un facocero e un pollo quadrupede...come ti chiama Matteo.

Parlando di cose serie, secondo te chi ha ragione? Timon e Pumbaa che dicono che la vita è una linea retta con un inizio e una fine, da vivere senza pensieri, preoccupazioni, senza impegno, oppure Mufasa il re leone, il papà di Simba, con il cerchio della vita, dove tutto scorre, dove ognuno ha un ruolo e una sua missione?

mmmmmm io non lo so, chiederei l'aiuto da casa...ah!...e se fosse una curva nello spazio a tre dimensioni? Un sistema misto?

Mi dicono però, forse, se ho capito bene, sia stata già elaborata questa teoria...la logica dialettica di Hegel...peccato... pensavo di essere stato originale.

Fritz, Thelma(Ale)&Luisa vanno a Londra!

Vedi Fritz,
Oggi Luisa va a Londra. Ci va con la sua e nostra amica Alessandra. Te la ricordi? Quella che ti parla…anche lei!

Si lo so, anch’io sono un po preoccupato.
Ma no, cosa hai capito? Non per loro, per i londinesi!

Me le immagino già durante la discesa trionfale dalla scala dell’aereo. Due dive!
E da li in poi “fiumi di di parole” (cit. Jalisse).
Le vedo, insieme, importunare le guardie davanti a buckingham palace; mi immagino la faccia del cameriere dopo avergli chiesto: What do you like for dinner? E Ale rispondere…alor…a big cup of milk with a lot of biscuit for my friend Luisa, please.
Mi piacerebbe davvero vedervi nelle lunghe cavalcate a Portobello roads oppure durante le scalate ai vari piani di Harrods.

Insomma, vi voglio bene, siete già uno spettacolo da sole ma quando siete insieme si sprigiona un’alchimia particolare, mi piace guardarvi, ascoltarvi, vedervi ridere.

Due cose per concludere.

Alla domanda di Luisa: che regalo vuoi da Londra? La mia risposta è stata, indifferentemente:

a) Un cappello modello Sherlock holmes
b) Un 33 giri usato, comprato in qualche negozio di musica all’angolo, magari dei Beatles…ma vanno bene anche i Rollings stones, Who, Led Zeppelin, astenersi Jalisse!