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Fritz, una parola per te, una parola per me


Vedi Fritz,
questo è l'incipit all'omelia dell'Arcivescovo Delpini per la S.Messa in cena Domini di giovedì.
Eravamo, forse, alla ricerca di un rito, di un momento che ci riportasse alla normalità; quella normalità rassicurante con cui avremmo affrontato la settimana santa in un anno diverso da quello che stiamo vivendo.
Devo ammetterlo, l'abbiamo sentita così, un po' distratti, mentre stavamo finendo di sistemare la tavola, in differita, quasi come un sottofondo, facendo la consueta fatica a rimanere in ascolto.
E invece, come spesso succede, la parola inaspettatamente ha colto nel segno ed è entrata dentro. L'abbiamo sentita più volte, riportando indietro il video al minuto preciso, sempre con il dubbio di essersi persi qualcosa, di non aver capito il senso, di non aver raccolto qualche sfumatura.

Una parola per i timorosi, mediocri, spaventati, addormentati, inadatti, quelli incapaci di contenere il vino buono, una parola perfetta per la S.Pasqua di risurrezione e per riprendere a camminare.

Buona Pasqua a tutti.

"C’è qui una parola per voi, profeti in fuga dalla missione, profeti spaventati, addormentanti nel mezzo della tempeste, che dormite profondamente mentre la nave affonda, profeti inadatti, facili all’invettiva e al risentimento, impenetrabili alle intenzioni di Dio e allergici alla sua misericordia, che siete vinti dallo spavento, quando la via del Signore è la fortezza.
La parola è questa: voi siete dentro la storia della salvezza, voi siete chiamati a essere i testimoni, si proprio voi, così incapaci di contenere il vino nuovo.
Non perché siete eroi esemplari, non perché siete santi irreprensibili, ma perché avete pianto, perché vi siete sentiti trafiggere il cuore dallo sguardo di Gesù, avete ricordato la sua parola. Proprio per questo siete stati scelti, perché siete mediocri eppure avete ricevuto lo Spirito di santità, perché siete miopi eppure avete visto la sua gloria, perché siete fragili e confusi, eppure vi siete ricordati della sua parola e avete ripreso a camminare."

(M.Delpini, Arcivescovo di Milano, estratto dall'OMELIA Messa in Cena Domini, Milano, Duomo – 9 aprile 2020)

Fritz e i tre re Magi


Vedi Fritz,
Pomeriggio stanco, ci sta quindi un bicchiere di Genepy per concludere il pranzo. Tiro lungo, non ho voglia di sparecchiare e mettere a posto. Per le 14:30 Luisa tornerà dal lavoro..c'è ancora tempo. E allora penso ai Magi.

La storia la conosciamo bene. I tre re Magi seguirono la stella, partirono sulla fiducia e facendo un lungo viaggio arrivano a Betlemme per portare dei doni a Gesù. L'allegoria dei re Magi è sempre stata associata ad una ricerca interiore, intima, spirituale.

Sorge però, dopo il secondo bicchiere di Genepy, una domanda: e dopo averlo trovato? dopo aver portato i doni? dopo averlo ammmirato? Il giorno dopo, la settimana dopo, il mese dopo, cosa successe? Come cambiò la loro vita?

Mi immagino i Magi riprendere la strada del ritorno (evitando rigorosamente di passare da Erode). Erano delle persone intelligenti e dopo il primo entusiasmo, l'euforia, l'allegria per l'evento vissuto avranno detto: ed ora?

Sono sicuro che avranno pensato a come cambiare la loro vita, con quale spirito affrontare il periodo da lì in avanti, come rivedere il loro essere Magi, dottori, esperti, persone di responsabilità. Un ruolo nuovo, uno spirito nuovo, un nuovo anno all'insegna della fiducia, fiducia nelle persone.

Buon pomeriggio Fritz, terzo bicchiere di Genepy.

Fritz, l'acqua e google traduttore

Vedi Marco,

Questa volta scrivo io. Pensa ho scoperto Google traduttore. Basta selezionare la lingua fritziana e il gioco è fatto (sta dopo il Frisone occidentale e prima del gaelico scozzese, fantastico!!!). Anche l'ortografia mi ha impressionato, il correttore funziona molto bene, basta seguirlo. Per la punteggiatura e la grammatica occorre ancora un po' mettersi d'impegno. Ovviamente ho usato il dettato vocale (maledette unghie da cane).
Volevo dirti che ho trovato molto interessanti le cose che mi hai detto sabato sera al tuo ritorno dall'incontro del gruppo famiglia. Don Stefano è stato molto bravo. Bellissima la frase:"dobbiamo pensare più al significato delle cose che facciamo e meno ai risultati". Come i servi che portano le anfore piene d'acqua a Gesù alle nozze di Cana, concentriamoci sul significato, la fatica e la bellezza del lavoro quotidiano. Il risultato a volte è lontano nei tempi e nei modi e magari è anche nelle mani di altri. Gesù però vuole partire dalla nostra acqua per trasformarla in vino, non gli piace il miracolo "free of charge".
A testimonianza della presenza dei Fritziani in epoche antiche e per gentile concessione della cognata di Marco ho riportato una rarissima raffigurazione della parabola delle nozze di Cana risalente al 1570).