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Fritz e il Pazzaglia


Vedi Fritz,
faccio tardi in compagnia di un po' di musica ascoltata con i vinili riacquistati di recente. Nelle notti speciali come queste parte sempre "Tra demonio e santità" di Alberto Fortis. Un disco sempre in bilico tra una tristezza trasognante e un inciso di speranza.
Ascoltando, lo sguardo si posa sullo scaffale. Non so perché siano finiti li alcuni libri delle superiori. Il fu Mattia Pascal, un bigino su Verga, Pirandello e poi eccolo lì il mitico "Pazzaglia".
Il ricordo di un insegnate burbero, severo, incazzoso, ma giusto, che tentava di far appassionare alla letteratura, alla poesia e alla storia dei ragazzotti che alla sera completavano le superiori, ognuno con la sua storia.
Ricordo elettronica (poco), chimica (ancora meno), misure elettriche, elettrotecnica (quasi non pervenute) eppure mi ritrovo ora, dopo quasi trentacinque anni, a sfogliare il Pazzaglia per cercare gli appunti sulle poesie, le onomatopeiche, Zacinto, San Guido, la mia sera e i cocci di bottiglia sulla muraglia di Montale...
Forse Fritz, a conti fatti, mi sono serviti più quelli.
Intanto giro il disco sul lato B, parte energico il riff di "Prendimi fratello" e la musica si mischia al:
"Don... Don... E mi dicono, Dormi!
Mi cantano , Dormi! sussurrano,
Dormi! bisbigliano, Dormi!
Là, voci di tenebra azzurra..."
Buonanotte

Fritz, la mia sera

Vedi Fritz,
sono qui sul terrazzo di casa pensando a come sistemarlo, la fabbrica del Duomo. Parete con rasatura o piastrelle, legno o pvc? Per il pavimento: legno trattato o ceramica?

Poi finalmente spengo i pensieri.
Mi ritrovo a cercare le stelle ma non le vedo. Osservo i lampioni della via Lecco, le luci che brillano in lontananza della Val Cava.
Ascolto i rumori della strada, la trap a manetta del truzzo fermo al semaforo, le irrigazioni che partono, le cicale e i grilli, i cani, le auto che passano.

Passa il tempo e spengo la luce.
Piano piano si attenuano i rumori, solo un'ultima sirena in lontananza resiste. Spengo ancora di più la luce e finalmente vedo le stelle.

Trovo il carro, Sirio e Cassiopea ma l'ultimo pensiero, affascinato e sognate, va al blu tra una stella e l'altra.

Buonanotte,

Fritz e Giacomino


Vedi Fritz,

Dai, non fare così, dopo la tempesta arriva sempre la quiete. Lo so, hai litigato con Luisa, non possiamo dire perché, però pensaci, non aveva tutti i torti.
Poi, lo diceva anche Giacomino, dopo la tempesta c'è sempre la quiete, la quiete perfetta. Inizi in quei momenti ad apprezzare ancora le cose normali, assapori i piccoli gesti, quelli che non pensavi più potessero darti piacere.
Ti riconcili con la vita, ti siedi sul divano, leggi un libro, ascolti musica, oppure ti guardi le migliori canzoni italiane degli anni novanta guardando Techetechetè su RAI1.
Poi, nel momento clou, sulle note di "Si può dare di più" affondi i denti nel ghiacciolone allo yogourt che ci ha fatto la Giulia Balto. Cos'altro vuoi dalla vita?
Cosa dici Fritz? Che c'è anche la seconda strofa della poesia? Quella dove Giacomino sprofonda ancora nel pessimismo cosmico? Quella dove dice che dopo la quiete c'è sempre un'altra tempesta e l'unica felicità è l'assenza del dolore tra una tempesta e l'altra?

Miiiiiii Giacomino, cactus, anche te, non potevi fermarti prima?

Fritz, dai, fermiamoci prima, possiamo scegliere, fermiamoci prima.