Fritz, in quella valle




Vedi Fritz,

In questi primi giorni di vacanza abbiamo avuto la fortuna di ritornare a Rhêmes Notre Dame per alcuni giorni.
C’eri anche tu!
Avrai capito che per noi è un luogo speciale.
Tanti ricordi, prima da ragazzi e poi nei primi anni della nostra famiglia.
In quella valle il primo campeggio dell’oratorio al secondo turno, primi anni ottanta. Lì ho iniziato, quindicenne, a confrontarmi con persone molto più grandi di me. Ho scoperto nuovi cantautori imparando Dio è morto, Canzone per un’amica e la guerra di Piero. Lì ho imparato Bella ciao.
In quella valle abbiamo fatto nel 1999 la prima vacanza con la famiglia dopo essere stato eletto per la prima volta nel Consiglio Comunale. Mi ricordo i libri, gli appunti, le cose da studiare, la preoccupazione mischiata all’eccitazione per quella nuova sfida che sarebbe partita a breve.
Vedi Fritz, questo scritto non è un’operazione nostalgia; piuttosto la consapevolezza, con lo sguardo rivolto al presente e al futuro, che quello che sono, nel bene e nel male, è stato costruito anche lì, in quella valle.

Fritz e i tre messaggi

 


Vedi Fritz,
Mentre aspetto di celebrare il matrimonio mi soffermo a leggere in sala consiliare questi cartelloni fatti dai bambini delle nostre scuole elementari.
È il terzo messaggio che raccolgo nel giro di poche settimane.
Due settimane fa le parole ascoltate da Roberto Benigni: “ciascuno deve lavorare per rendere se stesso più buono (non buonista) e gli altri più felici”. La settimana scorsa, durante la visita alla casa natale di Padre Clemente Vismara, il titolo di un suo scritto mi richiamava alla felicita e all’impegno :”Fiorisci lì dove Dio ti ha piantato”.
Oggi l’invito ad innamorarsi della gentilezza.
Fritz, c’è da lavorare.

Fritz e le canzoni nuove


 

Vedi Fritz,

Questi pochi giorni di vacanza vanno così, imparando e cantando alcune canzoni di Jackson Browne. E tu mi guardi e stai lì ad ascoltare o forse a dormire…
“Better bring your own redemption when you come to the barricades of Heaven where I'm from…”

Fritz e le persone



Vedi Fritz,

Qui, nell’aula P2 dell’Università RomaTre, sento una ragazza dire che imparare una lingua non è solo comunicare ma anche trasmettere la propria cultura.
Un’immagine mi viene allora alla mente. Solo uno stolto poteva affrontare un argomento così delicato attraverso un ordine esecutivo, dimenticandosi che dietro ad ogni aggettivo c’è proprio quello, una persona è la sua storia.
Poi c’è anche il tema della comunicazione, e qui mi ha colpito la violenza. Una rappresentazione vigliacca e sintetica, che trasmette solo il modo brutale, da bullo, usato per imporre la propria “storia”.
Fritz, abbiamo tutti bisogno di tanta cultura…

Fritz e il giardino dei fiori



Vedi Fritz,
Capita che finendo la cena, guardando una puntata di Dinner club, tu ti ritrovi ad ascoltare da Antonio Albanese, così all’improvviso, in un contesto profano, la più bella poesia mai ascoltata.
E tu rimani lì, con il profumo dei fiori da mostrare al primo sole di primavera.

Il giardino dei fiori
Sul lago, in fondo ai pioppi e abeti folti,
da mura e siepi difeso, un giardino
così ben curato con fiori d'ogni mese
che è da marzo fino a ottobre in fiore.
Qui, al mattino, non troppo spesso, io siedo e auguro a me che anche io possa sempre per mutare di tempo - bello, brutto - mostrare o una o altra gradevole cosa.
Bertolt Brecht

Fritz, custodisci!

Vedi Fritz,

Il 2024 volge al termine ed arriva il momento degli auspici, dei buoni propositi, degli auguri.
A volte un po’ sintetico e scontato, il buon anno felice e prospero però non mi basta più.
In questi giorni, scorrendo i post per “ammazzare il tempo” mi sono soffermato a leggerne qualcuno di Vito Mancuso.
Uno in particolare mi ha colpito più di altri, quello in cui si esorta a custodire lo spazio interiore.
Ecco allora Fritz io faccio a te a me, e a chi vorrà coglierlo, l’augurio di saper fare spazio. Quello spazio che, se ben riempito, potrà si aiutarci a cogliere le tante cose belle che ci succederanno, ma anche ad affrontare con coraggio e speranza tutto il resto.
“Custodire lo spazio vuoto della propria interiorità nutrendola di cose vere, di poche cose vere: poche vere amicizie, poca vera musica, poche vere letture (e meglio ancora, riletture).
Se custodiamo il nostro vuoto interiore, esso diverrà il nostro rifugio, la nostra isola, il cuore dentro il cuore, come recita l’antico testo taoista: «Dentro il cuore un altro cuore racchiudi, dentro il cuore un altro cuore è presente. Questo cuore dentro il cuore è pensiero che precede le parole”

Fritz, cucire storie e tessere relazioni



Vedi Fritz,
Questo è stato l’incipit dell’omelia di ieri alla messa della festa del PIME.
Ieri aveva un’accezione religiosa, potrebbe essere però un auspicio, un tendere, un’esortazione che parla a tutti.
Cucire storie, tessere relazioni, il filo è quello della speranza e i tessitori siamo tutti noi, si Fritz, anche io e te.

Fritz e la canzone contro la paura



Vedi Fritz,
raramente una canzone è stata per me cosi calzante nel tempo e nello spazio.
Ogni verso, insieme alla musica, ha il potere di ricordarmi un momento, una persona, uno stato d'animo, un'esperienza vissuta.
All'inizio di questo mio cinquantottesimo anno ringrazio tutti quelli che hanno speso qualche secondo per farmi gli auguri.

Ricambio con un:"A volte basta una canzone, anche una stupida canzone, solo una stupida canzone, a ricordarti chi sei...” (Brunori SAS) 

Fritz e le chitarre




Vedi Fritz,
Qualche giorno fa scherzavamo con amici dicendo che potremmo rispondere alla domanda: da quanti anni sei sposato? con una prosaica: da quattro lavatrici o tre frigoriferi, oppure da due piano fuochi.
Questa cosa mi ha fatto pensare che potrei scandire quasi tutta la mia vita invece con le mie chitarre. Allora alla domanda: Quanti anni hai? La mia risposta sarebbe: cinque chitarre.
In prima media c'era da scegliere uno strumento tra flauto, melodica e chitarra. Mi ricordo quanto fossero affascinanti le chitarre nella sala ottagonale delle medie, delle chimere. Forse nell'estrema voglia di distinguermi, grazie al cielo, scelsi la chitarra.
La prima è stata nel 1978, era una mini-chitarra, comprata dal maestro di musica. Legno scuro, oggi si direbbe top colore Sunburst, marca sconosciuta o forse una Eko. Imparai con questa i primi accordi, giusto per suonare le canzoni del saggio di fine anno. La sera però iniziavo a strimpellare e a cantare. Barrè muti, accordi aperti muti anche loro, corde dure mai cambiate in tre anni.
La seconda arrivo nei primi anni delle superiori, nel 1982. Una classica, con corde in Nylon, non ha lasciato un segno nella mia vita. Devo averla regalata ad un compagno di classe delle superiori.
La terza del 1984 era una Ibanez, top in abete chiarissimo, fondo e fasce in legno più scuro. Su questa ho iniziato a suonare e a cantare duramente, la sera, seduto sul mio letto, con il canzoniere aperto su quello di mio fratello. L'ho letteralmente consumata nei pomeriggi a casa, nei campeggi con l'oratorio, nelle cantate fuori dall'omnicomprensivo, nelle feste dell'oratorio, nelle grigliate con gli amici e soprattutto nell'anno di militare. Arrivò a Lecce per il mio giuramento insieme ai miei famigliari. Due mesi d'attesa. Non sono mai più stato cosi lontano da una chitarra per tutto il resto della mia vita.
La quarta, nel 1992, è stata una Washburn. La prima seria sia nel prezzo che nel suono, con fodero rigido. Un regalo di Luisa. Comprata insieme a lei a Milano nel quarto o quinto negozio visitato. Un pomeriggio infernale, per lei.
Anche questa consumata negli anni novanta, cantate più mature e serie con gli amici. Lasciata un po' da parte nei primi anni della nostra famiglia ma poi ripresa alla grande nel secondo decennio degli anni 2000.
Dopo tanti anni, nel 2022, alle soglie dei cinquantacinque anni, mi sono regalato la quinta e per ora ultima chitarra. Una MARTIN DX2e. Comprata a Roreto al magazzino Merula (una chimera da decenni). Un suono cristallino, una sensazione mai sentita, la prima suonata con amplificatore e qualche effetto sia per chitarra che per voce. Anche qui acquisto con grande sacrificio di Luisa dopo circa tre ore di prove, sofferenza lenita solo dalla mattinata passata nelle campagne di Alba, Barolo e Carrù, a mangiare il lesso.
Con questa finisce per ora il racconto della mia vita in chitarre. Inizia dopo due anni però la ricerca di una nuova, forse con top colore SunBurst, per tornare alle origini, forse una Taylor GS Mini-e LTD 50th Anniversary...chi lo sa.
Tutte le reazioni:
Luisa Gaviraghi, Massimo Brambilla e altri 26

Fritz e i messaggi per le scale

Vedi Fritz,

Il bello di avere un’educatrice in casa e che è che a volte capita d’imbattersi nei suoi strumenti di lavoro. 

Così dei messaggi lasciati a caso per le scale, dove passi centinaia di volte, all’improvviso diventano parte del tuo quotidiano.

Fritzølsen e il bostrico

Fritzølsen e Markus stavano pescando nel vicino laghetto del Mørus, poco distante da Morosinfjord. Da lontano iniziarono a intravedere una drakkar. Non era ancora abbastanza vicina per poter capire a quale tribù norrena appartenesse.

Dopo pochi minuti arrivarono vicino alla riva e l’emissario, dalla prua della barca che aveva un effige inconfondibile, iniziò a leggere un messaggio: “gli amici della val Gherdëina chiedono aiuto alla famiglia dei Valtølarsen. Un male oscuro attanaglia la nostra foresta. Luis, il re del nord, chiede la presenza del naso di Fritzølsen e la forza di Markus”.

Senza alcun timore Fritzølsen e Markus si misero in viaggio il giorno stesso, gli amici sono amici. Appena arrivati fecero un giro nella foresta. Subito capirono la situazione e iniziarono a formulare delle soluzioni. I due si capivano con occhiate, alzate di orecchio e starnuti (ricordiamoci che era pur sempre un cane).

La sera stessa del loro arrivo ci fu una grande riunione nella casa di legno al centro del villaggio. Il re Luis aveva chiamato anche lo sciamano per un suo parere.

Fu proprio lui a iniziare l’assemblea dopo il consenso di Luis:”una male oscuro incombe sulle foreste della valle. Gli dei ci hanno punito per la nostra insolenza verso la foresta. Dobbiamo subito digiunare per trenta giorni e assecondare il volere degli dei”

Markus, che da molto tempo aveva perso il dono della pazienza, iniziò così la sua requisitoria:”secondo me sono tutte strünzwaisser (minchiate in norreno). Dopo la devastante tempesta Vaia, avvenuta alcuni anni fa, il parassita chiamato Bostrico sta infettando tutti gli alberi. Occorre tagliare gli alberi malati e toglierli dai boschi prima possibile”.

I più anziani si stracciarono le vesti, gli alberi sacri della foresta!!!!

Fortunatamente il re Luis diede fiducia a Fritzølsen e Markus.

Il giorno dopo iniziarono i lavori. Fritzølsen annusava i tronchi riconoscendo da subito la presenza del parassita anche negli alberi ancora verdi. Lasciava poi un segno per i boscaioli facendo pipì su quelli malati.

Markus piantava dei paletti dove, una volta arrivata la stagione giusta, gli stessi boscaioli avrebbero dovuto piantare nuovi alberi, li dove la nuova e fiorente foresta sarebbe ricresciuta.

Il re Luis ringraziò i due con torte, canederli e gulash. Fritzølsen e Markus promisero di ritornare almeno per i successivi cinque anni a vedere lo stato dei lavori e a dire la loro sulle strünzwaisser.

Fritz e i pensieri

Vedi Fritz,

Mi ci vuole sempre un po’ di tempo per uscire dal logorio della vita moderna (cit. Calindri).

Mi ritrovo allora a sfubbare sul sentiero verso il rifugio Firenze mentre penso ai tanti impegni al lavoro, in comune e tante altre cose…

Illuminante la risposta di Luisa a questa mia esternazione: pensa agli spaghetti aglio olio e peperoncino del rifugio Firenze! La concretezza fatta persona.

Questo è lo spartiacque. Ognuno ha i propri argomenti sensibili e da lì iniziano pensieri vari, tra cui il mondo fantastico di Dune e il modo di inserirlo in un post di #VediFritz.

Vedi Fritz, prima di essere un film Dune è un romanzo di fantascienza degli anni cinquanta.

Un mondo oltre il futuro, un misto tra fantascienza e fantasy. Un mondo in cui l’impero è organizzato in un sistema feudale e i grandi casati governano parti di territorio, anche attraverso il deterrente delle atomiche di famiglia.

Un mondo in cui l’intelligenza artificiale è stata bandita per lasciare il posto a dei computer umani.

Mi viene allora da pensare se finiremo anche noi così, sopraffatti dall’intelligenza artificiale, oppure saremo in grado di gestirla?

Una cosa certa è quello di cui non abbiamo assolutamente bisogno, ma che comunque continuerà ad esserci, la deficienza naturale.

Una testimonianza di questo è la volontà di un ministro della Repubblica di intitolare uno degli aeroporti più importanti d’Italia ad un personaggio politico recentemente scomparso. Una persona che sarà contemplata nei libri di storia, sicuramente non solo per meriti istituzionali o imprenditoriali ma anche per le tante cose controverse fatte come politico e come imprenditore.


Vabbè, nel frattempo finisco i canederli in brodo, prima di finire gli spaghetti di Luisa.

Fritz e le balle

Vedi Fritz, che balle!

Sì la Via Ferrario di Agrate potrebbe anche essere meglio...molto meglio…ma certo!!!

Ma…

la via Ferrario di Agrate, non è come via Cavour di Vimercate, però se uno ha bisogno di tagliarsi i capelli ci sono due negozi. Pensa, sia per uomo che per donna!

La via Ferrario di Agrate, non è come via Libertà di Concorezzo, però durante la settimana mi fermo spesso a bere un caffè e a mangiare una brioche prima di andare in ufficio in uno dei due bar presenti.

La via Ferrario di Agrate, non è come via Montenapoleone di Milano, però ci sono due negozi di sartoria, uno dove puoi fare anche dei corsi oppure comprare dei bei regali e uno dove in un attimo ti fanno l'orlo dei pantaloni e anche quello delle bandiere di Insieme per Agrate.

La via Ferrario di Agrate, non è come il centro di Vimercate, però se ti serve una pizza d'asporto ci sono ben tre negozi che fanno al caso tuo.

La via Ferrario di Agrate non è come la via centrale di Cernusco, però se hai bisogno di comprare il pane c'è un panettiere aperto.

La via Ferrario di Agrate non è come via Sarpi di Milano...però se hai il cellulare rotto li c'è un negozio che te lo aggiusta!

Nella via Ferrario c'è poi un Immobiliare, un'assicurazione, un estetista e un negozio che vende tessuti e divani.

Ah poi Fritz, c'è un'altro luogo importante: c'è un biblioteca, siii un posto dove si può studiare e leggere libri, assistere a spettacoli e visitare mostre!

Però Fritz...in via Ferraio non c'è niente forse solo per chi non ci va...peccato.

Fritz è l’essere felici

Vedi Fritz,

interessante la suggestione nata dall'ascolto di un’intervista ad Alessandro Barricco.

Dice Barricco: “La probabilità di essere felici nella vita si gioca molto sulla capacità di lasciare andare le cose, sia quelle belle ma soprattutto quelle brutte”.

Oh Fritz, lasciare andare non significa disimpegno! Anzi, al contrario, significa non farsi appesantire troppo dalle vicende che non possiamo governare, avendo uno sguardo sul futuro piuttosto che sul passato.

Fritz, sarà la vecchiaia, il fatto di gestire da tempo più cose complesse contemporaneamente, la maturazione tardiva…ma io vado a letto sereno, molto sereno!

Fritzølsen e il piccolo cuore

 



In tanti avevano osservato questa cosa.

In tempi, giorni e momenti diversi, ad un certo punto, verso sera, tutti notavano Fritzølsen mettersi da parte e lentamente, con fare mesto e felice, allontanarsi nella foresta. Nessuno aveva capito il perché. Certo che era diventato un bel mistero!

Un momento era li che giocava, cantava e ballava e il momento dopo, eccallalla! Prendeva e se ne andava nella foresta per tornare a sera inoltrata bello e felice come non mai.
Tutto il villaggio di Mørosinfjord ormai si stava chiedendo il perchè. Fiorivano oltretutto numerose versioni: dall'innamoramento per la cagnolina del villaggio vicino al fatto che avesse ritrovato un tesoro che non voleva condividere con nessuno.
Un giorno Markus decise di vederci chiaro, il mistero andava avanti ormai da troppo tempo. Si mise in disparte e appena il "pistola" iniziò la sua manfrina lo seguì da lontano facendo attenzione a non farsi vedere. L'inseguimento durò per diverso tempo fino a raggiungere le cascate del Chenghen.
Mentre Fritzølsen era lì immobile, seduto ad ammirare quella bellezza, ad un certo punto si girò verso Markus. Sorridendogli gli fece cenno di avvicinarsi...e si…l'aveva capito da molto tempo che lo stava seguendo.
Iniziò allora a raccontare: "Vedi Markus questa è la mia perla, il mio piccolo cuore, l'estrema sintesi di quello che per me è la bellezza. E' il rifugio dove so che posso tornare per respirare aria fresca e pulita. Torno qui quando sembra che il tutto sia troppo, nel mio angolo puro, perché qui è dove io so che posso riposare, e oggi l’ho voluto condivide con te."
I due si fermarono ancora qualche momento per riempirsi i polmoni d'aria fresca prima di ritornare nel mondo, perché è lì che c'è la vera vita.
Tornarono insieme al villaggio condividendo nel loro intimo il pensiero e l’augurio che tutti possano avere sempre la voglia e la forza di trovare il loro piccolo cuore...tutti…

Fritz e gli incontri del 10 settembre


Vedi Fritz,

In questo 10 settembre devo un grazie e un abbraccio a tutti quelli che hanno pensato ieri di dedicarmi un pensiero.

E' stata una giornata speciale. Tanti semplici incontri che hanno scandito le ore trascorse passeggiando per Trieste.
L'idraulico Rino con le sue indicazioni per vie e parcheggi, il ragazzo Nick Senegalese con i suoi auguri prima ancora che sapesse del mio compleanno, il ragazzo Jean con i disegni fatti dal fratello con le ali di farfalla, Nicole con il rimedio del nonno per farmi passare il singhiozzo e i mestoli comprati dall'ungherese.
Con ognuno due parole. Piccoli e semplici incontri.

Fritz e Rocket raccoon



Vedi Fritz è un po' di giorni che mi sembri preoccupato. C'è qualcosa?
Si Marco, devo dirti una cosa
Allora! Non lasciarmi sulle spine
Devo partire, domani notte passeranno a prendermi Star Lord e gli altri Guardiani della Galassia, atterreranno nel boschetto della Morosina per non dare nell'occhio
E me lo dici così? Come mai? Cosa è successo?
Posso dirti solo che il mio amico Rocket è in pericolo di vita
Rocket, quello che hai conosciuto nei laboratori della Orgocorp? Triste periodo anche per te vero? Non mi hai mai raccontato degli esperimenti che hanno fatto su di voi...maledetti
Già...
Ok va bene Fritz se questo è il tuo dovere...slurp.... è?...slurp... è?...ma cos'è questa sensazione di umido....
Era mattina, Fritz era sul letto e mi stava leccando la faccia...ancora un sogno strano, era già successo.
Saranno stati in 1050 metri di dislivello fatti ieri? Oppure i wurstel con crauti e senape e la polenta con formaggio mangiati dopo le pennette aglio olio e peperoncino al Rifugio Demetz? La raddler media? Lo Jager tee finale? Il film Guardiani della galassia vol.3 visto prima di addormentarmi?
Boh, intanto che sollievo Fritz, meno male che non devi partire e soprattutto che non parli!
Marco, sei sicuro?

Fritz e l'uso delle parole

Vedi Fritz,
in questi ultimi tempi diverse persone hanno scritto post su Fb parlando di Agrate come di un paese morto. Fin qui tutto bene e tutto allineato ad un normale e lecito pensiero, in alcuni sporadici casi collegato all'imminente inizio della campagna elettorale.
Ad ogni modo, ok per il paese morto, la cosa che più mi ha sbalordito è il commento ad un post in cui si esprimeva il concetto che il paese è morto per colpa dei "paolotti" che amministrano Agrate. Ecco questa è una cosa assolutamente inaccettabile. Nel 2023 sentire ancora il termine "paolotto" mi fa davvero male, è un termine vecchio, desueto. Caro postatore, non sentivo questo termine dagli anni '80!
Allora vorrei proporre un aggiornamento dei termini, rispettando un minimo le posizioni tutti.
Partiamo.
Il termine morto mi sembra esagerato. Abbiamo visto come le opinioni sono molto diverse. Per alcuni il paese è morto perché non ci sono le feste in piazza con le salamelle e le patatine, per altri è vivo perché ci sono diversi eventi culturali e di socializzazione, spesso organizzati da associazioni (dove non mancano tra l'altro le salamelle). Vorrei quindi proporre una sostituzione lessicale. Perché non passiamo ad usare questa affermazione? Agrate, un paese diversamente vivo.
Per il termine "paolotto" invece vorrei proporre uno svecchiamento significativo. Con paolotto s'intende una persona che va in chiesa, ottuso, poco pensante, bacchettone. Opinioni legittime, promosse spesso da chi in chiesa non ci va. Vi propongo allora, amici del paolottismo, di modificare il termine in "diversamente ateo".
Anzi no! perché ateo significa non credente, mentre il paolottista (chi usa il termine paolotto) quando passa davanti ad una chiesa magari un segno della croce se lo fa, oppure a Natale e Pasqua va a messa perché questa è la tradizione. Insomma, un pò come quelli che davanti ad un gatto nero si toccano i gioielli di famiglia, non sono scaramantico però non si sa mai.
Detto questo propongo il termine "diversamente agnostico".
Definite queste singole sostituzioni riformulerei in questo modo la frase citata all'inizio: "Agrate è un paese diversamente vivo a causa dei diversamente agnostici".